I colori sono una componente fondamentale della nostra vita. Eppure, in realtà, non esistono davvero: sono una percezione creata dal nostro cervello. È una cosa che sappiamo tutti, ma a cui quasi non pensiamo mai.
Sono conoscenze che impariamo alla scuola primaria, ma a queste nozioni, purtroppo, spesso non diamo la giusta importanza. A me invece emozionano tantissimo, soprattutto il fatto che il nostro cervello elabori ciò che vediamo e che, attraverso gli occhi, avvenga questa incredibile interpretazione del colore sulla materia. Sarà forse perché io ai colori sono legata in modo viscerale, ma in fondo si potrebbe dire che i colori non siano uno spettacolo della natura in sé, ma il risultato della relazione tra noi e la natura – ciò che ci circonda – ed è proprio questo che trovo spettacolare.
I colori suscitano emozioni. Hanno il potere di risollevarci, accompagnarci, calmarci o riattivare energie che sembravano spente. Eppure, quando si progetta un giardino, la scelta dei colori passa spesso in secondo piano: le valutazioni si concentrano su molti altri aspetti e, alla fine, ci si limita a chiedere al committente quali siano i suoi colori preferiti. Forse dovremmo iniziare a considerare il colore non come un dettaglio finale, ma come uno degli elementi più profondi e sensibili del progetto.
Lo spazio disponibile di certo è un limite alle molte possibilità dell’offerta, per chi ha a disposizione un angolo di giardino la scelta dei colori deve essere determinata e decisa, perché dover poi cambiare o rimediare è più difficoltoso se lo spazio è piccolo. Invece, realizzare un vero e proprio piano colore durante la progettazione potrebbe aprire a soluzioni inaspettate, facendo emergere considerazioni che le solite domande rischiano di lasciare in secondo piano.
Lo spazio disponibile, naturalmente, condiziona molto le possibilità. Chi dispone di un piccolo angolo di giardino deve fare scelte cromatiche ancora più consapevoli e mirate: in spazi ridotti ogni colore pesa di più, modifica la percezione dell’ambiente e crea equilibri delicati. Inoltre, correggere o ripensare determinate combinazioni in poco spazio è decisamente più complesso.
In spazi ampi mi piace proporre la sperimentazione, perché, soprattutto quando si è alla prima esperienza, a volte è difficile avere una previsione precisa del risultato finale. Per questo, provare a inserire in alcuni angoli dei colori inaspettati, ma mirati, può rivelarsi un’idea vincente. Tutti i colori sono belli: ciò a cui bisogna prestare attenzione sono le interazioni cromatiche. Sono proprio queste, infatti, a generare le vibrazioni visive. Più il contrasto è forte, più la vibrazione risulta intensa. Si lavora quindi con la fisica, dati alla mano, ma anche con la psicologia, attraverso la cromoterapia.
Il colore, insomma, va considerato prima di tutto con serietà, anche se poi può diventare un gioco. Un po’ come accade quando, in un progetto, si inseriscono diverse varietà di erbacee perenni: con pazienza, prima si studiano, poi diventano un gioco compositivo.
Per ottenere un grande risultato bisogna studiare, prepararsi e affinare lo sguardo, anche quando certe scelte sembrano venirti naturali.

I colori si inseriscono sempre in un contesto esistente. Così come, quando si progetta un’aiuola, si osserva il paesaggio circostante, allo stesso modo, quando si lavora con il colore, è fondamentale considerare ciò che gli sta intorno. Un esempio molto semplice può essere il muro di una casa: immaginiamo che sia di un giallo caldo. Se davanti inseriamo un arco di rose arancioni, quel muro tenderà a sembrare quasi un arancio chiaro, perché i colori si relazionano tra loro e si influenzano reciprocamente. Allo stesso modo, collocare fiori arancioni molto grandi davanti a una siepe completamente verde creerà un effetto di vibrazione visiva molto intenso: il verde e l’arancione, infatti, sono colori complementari. Una vibrazione alta può essere molto interessante se utilizzata in un luogo in cui si vuole creare un’atmosfera ricreativa e vivace, come ad esempio intorno a un’area gioco.
Le interazioni tra i colori possono suscitare emozioni molto diverse. Le combinazioni possibili sono tantissime e, se si vuole davvero sfruttare questo sapere, la scelta può diventare complessa. Partiamo allora dai colori che preferiamo, sfogliando immagini di giardini già ben assestati, e proviamo a capire perché alcune ci emozionano più di altre. A volte, come dicevo, non è un singolo colore a generare quell’emozione, ma l’insieme: l’interazione tra tutti i colori che osserviamo.
La scelta del monocolore, ad esempio, in realtà è quasi impossibile: qualunque colore scegliamo, intorno sarà sempre presente una gamma di diversi toni di verde. Il colore prescelto dialogherà quindi con almeno due o più sfumature di verde. Già la differenza tra un verde scuro e un verde chiaro può cambiare molto la percezione complessiva, soprattutto quando c’è una sensibilità più alta verso le relazioni cromatiche.
A volte il committente è convinto di avere un colore preferito, poi il giardino gli fa scoprire le sfumature, le iridescenze dei fiori di aquilegia, la differenza tra un verde chiaro e un verde scuro. Quando ci si confronta con il giardino, ci si immerge in un mondo di scoperte: sul verde, sulla natura, ma soprattutto sul proprio modo di sentire. A volte il giardino è capace di aprire porte interiori che non sapevamo nemmeno esistessero.

Uno dei colori che, chissà perché, piace quasi a tutti è il nero: fiori neri, foglie nere, sfumature scure e profonde. A questo colore, tempo fa, avevo dedicato anche un articolo sul blog (lo trovi QUI), perché le piante nere sono indubbiamente misteriose e affascinanti. Il nero, tra l’altro, nelle piante offre una gamma di sfumature molto interessante, perfetta per allenare l’occhio: nero-blu, nero-viola, nero-marrone, nero-rosso. E si è sempre alla ricerca del “più nero”. In questa stagione, ad esempio, fiorisce l’Iris nero Before the Storm: io l’ho in giardino e devo dire che è davvero incantevole da osservare.
Un colore che trovo difficile, nelle piante, è il glauco: una tonalità dei fogliami che può tendere più o meno all’azzurro. È un colore con il potere di spegnere i toni e, proprio per questo, può essere usato come intermedio, per creare un ponte tra colori diversi. Usare tutti i colori dei fiori in un’aiuola è possibile: si ottiene una composizione molto dinamica, particolarmente adatta ai periodi caldi. Non la proporrei mai, invece, in primavera. La primavera è legata a stati più calmi di rinascita: toni pastello, colori caldi o freddi, anche complementari, ma che si alzano solo di pochi toni.
I colori dei fiori non sono mai semplici e, a volte, nascondono sorprese. Una sorpresa curiosa, ad esempio, può arrivare dalle variazioni di temperatura, spesso causate dal freddo fuori stagione.

In autunno, moltissime rose bianche, ai primi freddi, diventano di un rosa carico, con velature addirittura fucsia, cambiando completamente la visione dell’aiuola. E così, sebbene la scelta del bianco fosse stata pensata per trasmettere un messaggio di purezza e candore, improvvisamente arriva l’autunno e sentiamo il bisogno di fucsia! Sembra una cosa folle, eppure siamo legati al colore non solo attraverso la cromoterapia e l’umore, ma anche attraverso le stagioni. Uno dei motivi potrebbe essere che, in autunno, ci avviciniamo alla stagione del riposo del giardino e sentiamo il bisogno di fuochi d’artificio: colori vivaci, quasi un ultimo saluto prima dell’inverno. Poi, intorno, iniziano ad arrossarsi le foglie degli alberi e delle graminacee, il sole si abbassa, le ore di luce diminuiscono. Insomma, è la natura stessa a suggerirci cosa è meglio fare. E noi, a quel punto, abbandoniamo statistiche e studi psicologici, e ci sediamo semplicemente a guardare lo spettacolo.
Nella storia del giardino, i grandi paesaggisti hanno usato il colore sugli spazi aperti come i grandi pittori lo hanno usato sulle loro tele. Non a caso, un paesaggista mai davvero riconosciuto come tale fu proprio Monet: lui sentiva i colori e, per i colori, era diventato egli stesso giardiniere. È un esempio di grande sensibilità umana, che ci fa comprendere quanto l’essere umano abbia bisogno di immergersi nel mondo dei colori per il proprio benessere.
Quest’anno Pantone ha eletto il colore dell’anno 2026, Cloud Dancer, un bianco etereo che simboleggia un’influenza rasserenante, in una società che sta riscoprendo il valore della quiete e della riflessione. È un messaggio sicuramente profondo, che ci invita a fermarci e a riflettere. D’altronde, dai colori arrivano solo cose buone: studiamoli, osserviamoli e impariamo a sfruttare tutta la loro positività.
Anna

