C’è un momento, nel racconto del paesaggio contemporaneo, in cui il passato smette di essere un vincolo e diventa un’opportunità progettuale. Il City’Scape Symposium & Award, giunto quest’anno alla sua undicesima edizione, ha scelto proprio questo momento come porta d’ingresso alle due giornate che il 17 e 18 settembre hanno animato il Salone d’Onore della Triennale di Milano: prima il giardino storico, poi il paesaggio come infrastruttura del futuro. Due facce della stessa medaglia, se si osservano con attenzione.
La prima giornata, interamente dedicata al Giardino Storico, è stata un susseguirsi di emozioni e belle scoperte, ma soprattutto è stata la presentazione di un bilancio concreto: gli esiti dell’investimento da 300 milioni di euro del PNRR Cultura (Misura M1C3, Investimento 2.3), destinato alla valorizzazione di parchi e giardini storici italiani. Numeri che, per chi lavora nella progettazione del paesaggio, meritano di essere letti con attenzione: circa 130 interventi approvati, oltre 100 già conclusi o prossimi all’ultimazione, un censimento che ha catalogato più di 5.000 siti, un incremento del 56% dell’accessibilità per le persone con disabilità, e la formazione di oltre 1.230 giardinieri d’arte — una figura professionale la cui definizione ha visto un ruolo determinante di APGI, l’Associazione Parchi e Giardini d’Italia. Non è un dettaglio da poco: per la prima volta un piano di questa portata ha trattato il patrimonio verde storico non come un’appendice decorativa dei beni architettonici, ma come un sistema culturale, ecologico ed economico da conoscere, catalogare e rigenerare con metodo.

Il valore della giornata è stato tutto nei case study presentati sul palco, un vero atlante del restauro paesaggistico italiano recente, tra i più importanti:
- la Reggia di Caserta, con il progetto di recupero delle Serre Borboniche attraverso un modello pubblico-privato aperto alla fruizione;
- Villa Lante a Bagnaia, dove il restauro ha restituito leggibilità al disegno rinascimentale, tra sistema delle acque e architetture vegetali;
- il Giardino Garzoni a Collodi, riletto nella sua leggibilità scenografica e nel suo impianto barocco;
- il Parco della Reggia di Rivalta, che restituisce a Reggio Emilia un frammento della memoria estense;
- il giardino di Villa Barbaro a Maser, raccontato nella sua relazione filologica tra villa, territorio e vocazione agricola;
- il Parco Paternò del Toscano a Catania, un caso particolarmente affascinante di dialogo tra paesaggio etneo e memoria botanica;
- il parco della Fondazione Magnani-Rocca;
- il Monastero di San Leonardo al Palco a Prato.

Un filo comune attraversa questi progetti ed è la parola chiave dell’intera giornata: gestione. Non basta restaurare un giardino storico, bisogna progettarne la sostenibilità gestionale nel tempo — un tema affrontato in apertura da Alberta Campitelli e Alessandro Panci, e che dovrebbe essere il primo pensiero di ogni studio che si confronta con un bene di questo tipo.
Ed è proprio qui che si inserisce il secondo grande tema della giornata: la tecnologia al servizio della conservazione, non in contrapposizione con essa: il restauro filologico di un parterre secentesco e la gestione idrica di precisione non sono mondi lontani, ma sono due componenti dello stesso progetto di lunga durata.
Siamo orgogliosi di aver portato il nostro contributo su questo fronte: Smartilla è intervenuta il 17 settembre alle 17:50 con “La regia idrica nell’irrigazione di precisione”, illustrando come le tecnologie intelligenti e l’IoT possano trasformare il controllo dei consumi idrici in uno strumento reale di tutela del patrimonio vegetale. In un contesto — quello del giardino storico — dove ogni albero secolare, ogni siepe topiaria, ogni sistema di specchi d’acqua rinascimentale rappresenta un capitale non riproducibile, sapere quanto, quando e dove irrigare non è un vezzo tecnologico: è un atto di responsabilità progettuale.

Se lavorate su commesse di scala media o grande — un parco pubblico, la riqualificazione di un’area storica, un intervento su un bene vincolato — il messaggio di questa edizione di City’Scape è difficile da ignorare: il giardino storico è tornato al centro dell’agenda pubblica, con finanziamenti strutturati, competenze professionali certificate (il giardiniere d’arte) e un ecosistema di fornitori tecnologici maturo, pronto a essere integrato nel progetto fin dalle fasi preliminari.
Questo significa, in pratica:
- Progettare la manutenzione insieme al restauro, non come fase successiva scollegata da budget e responsabilità;
- Documentare e catalogare il patrimonio esistente prima di intervenire, seguendo l’esempio dei censimenti regionali presentati (come quello della Lombardia, a cura del Politecnico di Milano);
- Integrare tecnologie di gestione idrica e ambientale già nel capitolato, non come opzione accessoria ma come garanzia di sostenibilità economica dell’intervento nel medio periodo;
- Dialogare con enti come APGI e con i coordinatori PNRR, che hanno accumulato in questi anni un know-how procedurale prezioso per chi si candida a bandi analoghi in futuro.

La seconda giornata del 18 settembre ha allargato l’obiettivo al paesaggio contemporaneo internazionale — dalla rigenerazione urbana di Rotterdam al paesaggio civico di Thomas Woltz negli Stati Uniti, fino alla cerimonia di premiazione del City’Scape Award, che quest’anno ha raccolto un record di 416 progetti da 31 Paesi. Ma il seme piantato nella prima giornata resta, a nostro avviso, il messaggio più utile per chi progetta paesaggio in Italia: il giardino storico non è un museo a cielo aperto da preservare sotto una teca. È un’infrastruttura viva, che chiede oggi la stessa cura, competenza e innovazione tecnologica che riserviamo a qualsiasi altro sistema complesso della città contemporanea.
Smartilla ringrazia Paysage – Topscape e il CNAPPC per l’organizzazione di un’edizione che ha saputo tenere insieme memoria e innovazione — esattamente il territorio in cui lavoriamo ogni giorno.


